Il sistema delle “tràmudas”, parola che significa transumanze, ha assicurato ai greggi, grazie a spostamenti stagionali tra le zone di montagna alla fine della primavera e la pianura all’inizio dell’autunno, pascoli sempreverdi e un clima temperato. Si tratta di un sistema che ha segnato la storia collettiva, sociale, economica, politica e, inevitabilmente, la vita dei pastori e delle loro famiglie nei millenni passati.  Andare a riscoprire la transumanza significa approfondire un aspetto significativo ed eloquente del pastoralismo come modo di vivere. Conoscere il pastore come protagonista, per millenni, della storia economica e sociale dell’umanità significa porre attenzione a un aspetto della rete di legami sociali tra la montagna e la pianura. Da qui l’importanza della carne, che è uno degli alimenti primari dell’umanità, della lana dalla quale le donne tessevano filati finissimi, della calda orbace usata soprattutto in Sardegna per i cappotti, mantelli, i costumi locali e per le coperte, e delle pelli per scarpe e vestiti.

 

La natura prevalentemente collinare e montana dell’Ogliastra e la presenza di una lunga fascia costiera, che apre alle pianure campidanesi, hanno favorito nei millenni la pastorizia a sistema transumante; l’allevamento ha avuto, infatti, un ruolo determinante sull’economia, sullo sviluppo, sulla cultura e su tutta la vita del territorio. In Ogliastra il tragitto dei transumanti avveniva lungo “andhalas” “caminus”, sentieri perenni fissati dall’uso nel tempo, dalle zone più interne alte e fredde del territorio, dai monti avari di pascoli della zona orientale del Gennargentu fino alle erbose coste tirreniche dal clima mite e rassicurante per l’inverno.

 

I pastori, seguiti e aiutati dai servi, dai cani, attenti a percepire dai suoni dei campanacci e al loro linguaggio ogni minimo pericolo o mutamento, camminavano nelle valli e sulle alture, per giorni e notti, sostavano in luoghi prestabiliti, in vicinanza di sorgenti sia per il riposo sia per attendere ai bisogni degli animali, soprattutto in luoghi sicuri. La transumanza si basava su alcune certezze, come ad esempio il cambio tra due sedi note nei due periodi dell’anno, maggio e settembre, o la proprietà del gregge da parte del padrone ed infine lo sfruttamento diretto da parte del proprietario del gregge.

 

In Ogliastra la transumanza può essere definita “lontana” o “piccola” a seconda che essa si svolgesse lungo direttrici della durata di due o tre giornate a piedi, per una distanza che variava dai 30 ai 60 km o di un solo giorno per una distanza di 10-15 km. Avveniva dai pascoli e ovili di altura, “is coilis de berranu” ovili estivi, ai “is coilis de jerru” ovili invernali verso la costa, il passaggio all’interno dello stesso territorio (soprattutto i Supramonti) avveniva tra gli ovili alti e bassi. D’autunno, particolarmente a fine ottobre, i greggi si muovevano per andare “verso il mare” a svernare, in primavera, verso maggio, il ritorno ai pascoli montani.

 

I luoghi di partenza erano tanti e comprendevano tutti i paesi montani: in primo luogo Arzana e Villagrande dalle alture del Gennargentu, dalle montagne e tacchi di Seui, Ussassai, Gairo, Osini, Jerzu, Ulassai, Perdasdefogu, da Talana, dai Supramonti di Urzulei e Baunei. Ma non tutta la transumanza ogliastrina è unidirezionale.

 

La rete dei sentieri attraversa foreste, boschi, zone rocciose, che toccano aree e siti archeologici, centri storici di paesi aggrappati alle montagne, aree pianeggianti lungo il corso del Flumendosa, i tacchi calcarei. In media circa il 60% del territorio ogliastrino era adibito a pascolo permanente, la qual cosa deve far riflettere sul valore economico della pastorizia. L’allevamento delle pecore e delle capre non è l’attività permanente dell’Ogliastra, sebbene abbia occupato negli anni sessanta più di un terzo della popolazione attiva, maschile adulta; diffuso è anche l’allevamento di bovini e suini sul Gennargentu e sui Supramonti.

 

È opportuno notare che alcuni paesi montani come Arzana, Osini, Jerzu, Loceri, Lanusei, i cui territori non arrivavano al mare, dalla seconda metà dell’800 possiedono delle enclaves nel Salto di Quirra, zona a sud dell’Ogliastra, fatto che sottolinea il legame tra i territori montani del versante est del Gennargentu e la costa tirrenica. Il solo Gairo, tra i paesi dell’interno, raggiunge il mare spingendosi fino a Perdepera e Coccorrocci. I paesi che posseggono le enclavi praticano oltre alle lunghe transumanze verso il Salto di Quirra anche le piccole transumanze di dieci – quindici giorni, in varie stagioni dell’anno. La transumanza dell’Ogliastra montuosa, con il secolare flusso di uomini ed animali ha creato rapporti e legami forti tra le popolazioni delle aree montane e pianeggianti. Essa è anche un forte elemento di caratterizzazione del territorio nel senso sociale, culturale, economico, linguistico e dell’assetto del territorio.

 

Il pastore Flavio Scattu racconta che le pecore in partenza da Arzana portavano entro la lana i semi della vegetazione del Gennargentu, ma ciò non si ripeteva col viaggio di ritorno dopo la tosatura.

 

Molte famiglie dell’alta Ogliastra alla lunga hanno scelto di vivere a Castiadas, a Muravera, a Gesico, a Uta e a Villacidro. E proprio nei pascoli dei paesi del Sarrabus o delle alte groppe del Gerrei i pastori lasciavano pascolare le greggi o le mandrie a “sa stula” le stoppie, dopo la mietitura del grano o altre graminacee come avena, orzo, trifoglio,veccia o in terreni mai coltivati, prati-pascoli permanenti. Erano comunque prevalenti le graminacee o le leguminose. Pascoli o terreni che si trovavano a notevoli distanze dal centro abitato e dalla residenza, per cui c’era necessità di costruirsi un ricovero provvisorio. I pascoli vergini “pasturas innidas” erano i preferiti e ricercati dai pastori. Andare “a s’accordiu” dicevano i pastori arzanesi, indicando la discesa ai pascoli costieri.

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