Polemica sull’aeroporto. Uscire dall’ipocrisia?
Editoriale
Lunedì 19 Agosto 2013 15:56

 

testanuvoleUno dei classici estivi nel nostro panorama informativo è, da almeno dieci anni, il futuro dell’aeroporto di Tortolì.  Il tema è gettonatissimo, ne parlano tutti, dai politici alla stampa fino ad alcuni imprenditori locali, tutta gente che farebbe meglio ad occuparsi seriamente della gravissima situazione economica invece di baloccarsi con argomenti che disconosce, polemizzano su ogni posizione che lo riguardi paralizzando da sempre ogni possibile sbocco che lo faccia uscire dalla impasse in cui lo scalo è ridotto da anni. Vediamo, in questo, lo stesso atteggiamento che coinvolse il “futuro” della cartiera di Arbatax per la “salvezza” della quale si sono avvicendati nel corso dei decenni tutti i peggiori avventurieri, per spartirsene le spoglie, senza che nessuno avesse il coraggio di dire che ormai quell’impresa non aveva alcuna possibilità di competere nelle mutate condizioni economiche nazionali e internazionali. Gli ex cartai, i sindacati e politici senza scrupoli ne difendevano formalmente l’esistenza ma partecipavano di fatto, dietro le quinte, alla spartizione del bottino. La vittima? Sicuramente il polo nautico e comunque il futuro industriale di Tortolì.
Ma, se errare è umano, perseverare è diabolico e oggi lo stesso siparietto ci viene propinato sull’aeroporto senza che nessuno abbia il coraggio di analizzare il problema a tutto campo, ammettendo finalmente che forse quell’aeroporto è inutile e quindi un lusso che Tortolì e l’Ogliastra tutta non possono permettersi.
Con il completamento della nuova 125, infatti, Tortolì disterebbe da Cagliari circa un’ora e mezza, mentre poco più è il tempo necessario per raggiungere l’aeroporto di Olbia. Tempi, questi, paragonabili a quelli impiegati da un cittadino di quasi tutte le città europee per raggiungere un aeroporto. Non dimentichiamo inoltre che i collegamenti disponibili su questi scali sono ben altra cosa rispetto a quelli che potrebbe offrire Tortolì. Aggiungiamo che la guerra fra le società di gestione degli scali, e fra compagnie aeree,  è sempre più giocata sulla riduzione dei costi e sulla massimizzazione dei servizi che sono proprio il nostro tallone di Achille. Invece, dopo anni di chiusura e di pesanti responsabilità della politica, chiunque osi proporre soluzioni alternative che finalmente prendono atto della necessità di trovare una soluzione al problema viene fatalmente massacrato, tacciato di traditore, sottoposto al pubblico ludibrio.
Oggi la società di gestione dell’aeroporto è diventata una scatola vuota, anzi, seminatrice di debiti visto che non possiede neanche la struttura il cui acquisto ha comportato di fatto il fallimento del Consorzio Industriale. La Regione non ha intenzione, né risorse, per ipotizzarne un rilancio e la politica locale, destra e sinistra in questo pari sono, non sanno andare oltre la proposta di barricarsi a sua sterile difesa. Se la crisi, che morde per tutti, raggiunge da noi punte insostenibili, appare chiaro che la responsabilità è anche di una classe dirigente inadeguata che invece di anticipare i problemi è capace solo di rincorrerli e, tanto più grave, senza mai raggiungerli.

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Agosto 2013 12:08
 
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