Tortoweekend nazionale. Franca Rame, «vamp» suo malgrado della Milano in bianco e nero
TortoWeekend
Venerdì 31 Maggio 2013 11:50

 

franca rameL'attrice ironizzava sui suoi inizi, costretta dalla sua bellezza in ruoli da bionda senza cervello. Poi l'incontro con Fo

 

«Era bruttino, dinoccolato, magrissimo con il nasone, e quegliocchi strani. Eppure, al contrario di tanti miei bellissimi corteggiatori non mi filava per niente. Così un giorno l’ho sbattuto contro il muro, l’ho baciato e praticamente dopo 21 minuti eravamo già sposati...». In questo aneddoto primordiale del suo amore con Dario Fo c’è tutta Franca Rame, spiritosa, ironica con il gusto del paradosso, legata a doppio filo a un marito tanto amato, con cui ha clamorosamente litigato (al punto da lasciarlo in diretta tv da Raffaella Carrà), con cui ha lottato e soprattutto condiviso una vita. Non per niente «Dario Fo e Franca Rame» è diventato quasi un marchio, un’entità che nonostante qualche baruffa è risultata indissolubile fino a quando, nella loro casa in zona di Porta Romana a Milano, Franca se n’è andata.

Una donna e un'attrice che sarà ricordata per molti motivi: la sua bellezza, portata avanti con compiaciuta e felina consapevolezza oltre i confini dei vari decenni, per il suo impegno politico che le ha procurato grandi adesioni ma pure critiche e soprattutto l’orrendo episodio del suo sequestro e lo stupro, per la sua presenza scenica e per la sua verve e per aver fatto parte di quella «banda» milanese che ha vivacizzato e rivoluzionato la scena teatrale e musicale: Gaber, Jannacci tanto per fare due nomi.

L’ultima volta che ha fatto sentire la sua voce è stata qualche settimana alla notizia della morte di Enzo, da sempre considerato in casa Fo come uno di famiglia. Addolorata e protettiva come sempre, Franca era preoccupata per come avrebbe reagito Dario, che ancora dormiva dopo una serata di lavoro. Attrice sensibile, scrupolosa, severa con se stessa e donna irresistibilmente teatrale anche nella vita: il minimo che possa capitare a chi abbia esordito sul palcoscenico in teatro a soli 8 giorni di vita. Per non parlare di padre, madre, fratello, sorelle tutti impegnati nello spettacolo.

Parlando della sua carriera non ha mancato di confessare, pur con ironica leggerezza, qualche rimpianto. Da una parte per il fatto che da giovane la sua prorompente bellezza l’abbia spinta verso ruoli di «vamp» molto corpo e poco cervello. Come soubrette di varietà (per esempio con il comico milanese Tino Scotti) contava su seguiti di spettatori che uscivano con il collo indolenzito per come non riuscissero a staccare gli occhi da lei. «Nel primo film, "Lo sai che i papaveri" – ricordava Franca – protagonisti Walter Chiari e Annamaria Ferrero, mi diedero la parte della padrona d’un night con amante spagnolo pregiudicato e m’infilarono in un vestito di lamé talmente stretto che dovevano cucirmelo e poi scucirmelo addosso». Dall’altra parte ha pesato anche l’essere stata in seguito al fianco d’un marito-autore-regista-attore, «straordinario, unico, inarrivabile anche nel... rubare la scena!» Ma è stato proprio l’incontro con Dario Fo a cambiarle la vita e la carriera. «Uno scombinato totale, perennemente con la testa nelle nuvole, ma che testa ragazzi. Da vero intellettuale. Più tardi ho scoperto che era anche un genio. Il premio Nobel? No, quello non l’avevo davvero previsto».

Diversi anni fa aveva confessato la tenerezza ispirata dalla fragilità di sua madre, che allora aveva la sua stessa attuale età, e di come lei la vegliasse, in uno scambio di ruoli, quasi fosse sua figlia: anche questo dice molto sul suo carattere.

Gian Luigi Paracchini

Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Maggio 2013 13:21
 
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