Tortoweekend Nazionale. Addio a don Gallo prete al fianco dei poveri
TortoWeekend
Venerdì 24 Maggio 2013 10:15

 

don galloLe convinzioni «La mia non è una scelta ideologica: chi sceglie i poveri non sbaglia mai»Il cordoglio Il presidente Napolitano ne ha ricordato «la forza spirituale e l'impegno sociale»Le scelte contro. E «Bella ciao» cantata in chiesa

La cosa più divertente era sentirlo raccontare dei suoi rapporti con il cardinale Giuseppe Siri, grande arcivescovo conservatore di Genova, difficile immaginare due uomini più diversi «ma non ha mai chiesto che fossi sospeso, mai!». Certo, ogni tanto lo chiamava in arcivescovado per la canonica lavata di capo ? ne aveva combinata un'altra delle sue ? e alla fine gli ringhiava: «E la comunità, don Andrea, come va?». «Eh, si tira avanti, eminenza...». Don Andrea Gallo ridacchiava masticando l'immancabile mezzo toscano quando descriveva Siri che «si voltava sospirando, apriva una piccola cassaforte e prendeva un po' di soldi, i suoi soldi, per aiutare i miei poveri...». Sarà che un albero, evangelicamente, si vede dai frutti. La sua comunità, l'ondata di affetto , dopo giorni di agonia, ha accompagnato la notizia della morte, alle 17.45, di don Andrea. Un affetto riassunto dalle parole del cardinale Angelo Bagnasco, «addolorato per un lutto che colpisce tutta Genova», il suo arcivescovo che sta a Roma per l'assemblea della Cei e ieri sospirava: «Tornerò venerdì, spero di poter essere io a celebrare il funerale di don Andrea». Anche il presidente Giorgio Napolitano ha espresso «tristezza e rammarico», ricordando il «sacerdote amato per la sua forza spirituale e il suo impegno sui temi della povertà, dell'emarginazione e dell'esclusione sociale». Ieri sera c'era la coda, davanti alla camera ardente nella chiesa della comunità di San Benedetto al Porto, sul feretro una bandiera della pace. Prete «contro», magari «comunista»: le etichette non lo sfioravano. Ma quando una volta, in curia, lo accusarono di «atteggiamenti antievangelici» lui, col suo mezzo toscano e il cappellaccio, era una furia: «Sono offeso, lo scriva: of-fe-so! Se vogliono darmi dell'arteriosclerotico facciano pure, non me la prendo, ma dell'antievangelico no!». Classe '28, orgoglioso della sua esperienza partigiana, era un salesiano e missionario, ma lasciò la congregazione per la diocesi della sua Genova. Dopo il Concilio si moltiplicavano le «comunità di base» e lui aveva fondato la comunità di San Benedetto al Porto a metà degli anni Settanta. Sul muro di fronte, verso il mare, un verso del suo amico Fabrizio De André: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Ha passato quarant'anni della sua vita tra tossici, prostitute, malati, miserabili. Gente che non avrebbe mai messo piede in una chiesa e anzi ne sarebbe scappata a gambe levate, non fosse stato per don Andrea. Raggiungerlo nella canonica di San Benedetto, un vecchio edificio giallo e scrostato, significava scavalcare pile di scatoloni colmi di cibo e vestiti, «martedì e venerdì c'è la distribuzione per chi bussa, la porta è aperta a tutti». Gli altri, quelli che non arrivavano, andava a prenderli per strada. Molto più colto di quanto non desse a vedere, amico di artisti e intellettuali (fu lui a celebrare i funerali di Fernanda Pivano), spesso le sue posizioni facevano raggelare le gerarchie, ma lui non ci faceva troppo caso. Le prostitute accompagnate al consultorio: «Avrei dovuto lasciare che i magnaccia le facessero abortire a calci in pancia?». O la contraccezione: «Vede, il mese scorso mi sono morti quattro ragazzi di Aids. E allora io continuerò a proporre la morale cattolica, la preparazione al matrimonio e tutto quanto, ma se vado in mezzo alla strada dico di usarli, i preservativi, come faccio ad aspettare?». Tra tante opere, libri e dichiarazioni «scandalose», resta l'ultimo libro, In cammino con Francesco, una raccolta delle sue omelie (con un esergo per De André: «Caro Faber, da tanti anni canto con te, per dare voce agli ultimi, ai vinti, ai fragili, ai perdenti...») dedicata all'elezione di Bergoglio. Perché magari cantava «Bella ciao» in Chiesa, ma nell'essenziale è sempre rimasto saldo, don Gallo. «In direzione ostinata e contraria», cantava Faber. Chi lo ha conosciuto lo sa: «La mia non è una scelta ideologica, altro che comunista, la mia Bibbia è qui, vede? Io ho scelto i poveri, ho scelto di camminare con il popolo di Dio verso cieli nuovi e terre nuove, nella centralità di Cristo. Perché chi sceglie una ideologia può sbagliare, ma chi sceglie i poveri non sbaglia mai».

 

Vecchi Gian Guido

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Maggio 2013 15:00
 
Share on Myspace
Condividi su Facebook OkNotizie
Editore Primaidea Srl

CSS Valido!

Tortoli Notizie