Tortoweekend Cultura. Ferite a morte: intervista a Serena Dandini
TortoWeekend
Venerdì 08 Marzo 2013 21:08

 

dandinidi BARBARA SORRENTINI –
Un progetto grande e utile che passa dall’arte, lo spettacolo e la cultura.
Ferite a morte di Serena Dandini sta facendo tappa in diverse città italiane da Palermo, a Torino, Firenze e Milano, città che attraverso il Sindaco Giuliano Pisapia, ha stilato un protocollo d’intesa con la rete di associazioni territoriali, contro la violenza sulle donne. Un viaggio per dire no al femminicidio, raccontando le storie di chi ha subito le ferite inferte da un marito, un padre o un fratello. “Come in una Spoon River del femminicidio, ogni donna racconta la sua storia, la? da dove si trova ora e riprende vita e spessore, uscendo finalmente da una catalogazione arida e fredda” spiega Serena Dandini. Dietro alla storie inventate c’è una grande ricerca di verità da parte di Maura Misiti, ricercatrice del CNR che ha collaborato alla drammaturgia con la Dandini, perchè “ogni riferimento a fatti o persone non è casuale”. In ogni città sono state invitate attrici, cantanti, scrittrici, psicologhe; donne della società civile che prestano voce e volto per aiutare altre donne.
Uno spettacolo in continua evoluzione, tenendo conto che i dati dei femminicidi in Italia sono impressionanti.
Ferite a morte è partito come un progetto teatrale, poi diventato virale, perchè volevo parlare di violenza domestica in maniera un po’ diversa. Avevo la sensazione che con i convegni, i dibattiti e i discorsi troppo seri non si riuscisse ad arrivare al cuore del problema.
Che sarebbe?
Bisogna far capire alla gente che il femminicidio è la punta di un iceberg che rappresenta anche in Italia una sofferenza enorme per le famiglie. Un dolore ignorato se non quando accadono i fatti di cronaca, sfruttati per l’auditel nei programmi televisivi. E allora, ispirandomi a Lee Masters (che mi perdoni…), ho pensato di far parlare le vittime, di dare voce alle donne uccise, di far parlare le morte attraverso dei monologhi.

Alcuni sono ironici. Quasi divertenti, anche se c’è poco da ridere.
Nella drammaticità ho cercato di far emergere anche altri aspetti perchè la vita delle donne, nonostante parlino da morte, è molto più colorata, ironica e variegata di come questi necrologi nudi e crudi ci facciano vedere. Un modo per dare loro la possibilità di raccontare la propria versione dei fatti e di fare arrivare al pubblico il problema attraverso la follia del teatro con una drammaturgia che non risparmia pugni nello stomaco.

Il viaggio nelle città italiane di Ferite a morte da dove è partito?
Da Palermo, mentre con Maura Misiti stavamo ancora scrivendo il testo. L’uccisione di Carmela Petrucci, la ragazza accoltellata cercando di proteggere la sorella dalla furia dall’ex fidanzato, ci ha imposto di partire per dare un segnale forte. Questo progetto sostiene la convenzione No More contro la violenza maschile sulle donne, stilata da giuriste con la rete dei centri anti-violenza nazionali, per chiedere un impegno concreto alla politica.

Qualche esempio?
Tanto per cominciare un monitoraggio nazionale, che fornisca dati certi sulle morti per femminicidio, di cui realmente non conosciamo i numeri esatti. Analizzare cosa ci sta dietro a questi reati e non catalogarli più solo come casi di follia o raptus momentanei. La maggior parte delle volte si tratta delle conseguenze deviate di una cultura e di un atteggiamento generale che autorizza a credere che sia normale la violenza in famiglia e che faccia parte del corredo tradizionale di un paese. Altri Stati hanno dimostrato che si possono fare anche cose piccole senza investire chissà quanti soldi e si sono visti dei risultati.

I prossimi passi?
Far conoscere il più possibile questo fenomeno che riguarda tutti noi, così immersi in una società che non punisce questi reati con la necessaria importanza e forza, una società in cui non c’è un’educazione sessuale nelle scuole, non c’è un’educazione al rispetto di genere e dei sentimenti. Molte di queste tragedie avvengono con l’aumentare dell’emancipazione femminile, di fronte alla conquista di indipendenza che molti uomini non riescono ad accettare. Vogliamo far conoscere la convenzione No More per raccogliere le firme necessarie e portarla sul tavolo del prossimo governo.

 http://www.feriteamorte.it/
 http://convenzioneantiviolenzanomore.blo

Barbara Sorrentini

(

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Marzo 2013 11:21
 
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