Tortoweekend Cinema. “La migliore offerta”, un film di Giuseppe Tornatore
TortoWeekend
Venerdì 11 Gennaio 2013 15:24

 

lamiglioroffertaCon Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland, Philip Jackson. Titolo originale The Best Offer. Drammatico, durata 124 min. – Italia 2012. – Colonna sonora di Ennio Morricone. Warner Bros Italia, da martedì 1 gennaio 2013 nelle sale italiane.

“In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico”

 

Virgil Oldman. Si potrebbe partire dal nome e cognome del protagonista, interpretato da quell’eccelso attore che è Geoffrey Rush, dell’ultimo film del prodigio nostrano Giuseppe Tornatore: “La migliore offerta”. Lui, Virgil, sessantenne con un aplomb senza pari, classe da vendere, consumatore misantropo ideale  di «Crema bisbetica e mandorle acide» in un pluristellato restaurant, una predisposizione maniacale all’igiene e alla fine ricerca della Bellezza, è un ricco antiquario e battitore d’aste professionista che vive solo, circondato dall’Arte e dalla sua passione per essa. Nel vibrare del suo nome, pronunciandolo, mi torna alla mente qualcosa che ha a che fare con Oscar Wilde, se non altro per la sua netta propensione al Dandysmo che lo conduce a vivere senza amore, pago del lusso e della solitaria “gioia del collezionista” da cui egli pare non voglia e non riesca a liberarsi per guardare altrove, verso un orizzonte femminile che potrebbe certo ancora interessarlo. La sua vita, completamente assorbita dal lavoro e dalla Bellezza “indotta” che l’Arte può procurare, viene un giorno sconvolta dalla richiesta non insolita di Claire, una giovane donna che vuole  una valutazione degli oggetti preziosi che arredano la sua villa e di cui vuole liberarsi.

Nulla sarebbe insolito, se non fosse per la capacità della misteriosa cliente di non comparire mai agli appuntamenti, accampando scuse banali e poco credibili che Virgil detesta eppure finisce sempre per accettare, in una sorta di ammaliante rincorsa, un Cerchez la femme incalzante che svelerà a Oldman l’attrazione per i suoni e le voci, sbiadendo così poi, per un amore affetto da agorafobia, l’immagine a lui più consona della bellezza visiva, nonchè il timore di toccare gli altri e la mania di indossare sempre i guanti. Scoprendo man mano il segreto della donna e aggirandosi per i sotterranei e le tante stanze dell’antica villa viennese, Virgil ritrova, pezzo dopo pezzo, meccanismi di un automa meccanico di produzione molto antica, costruito forse dalla  mano di Jacques de Vaucanson, il primo artista a cui viene riconosciuta la realizzazione di un automa meccanico perfettamente funzionante.

In questo puzzle, empirico e reale, metafora perfetta dell’idea narrativa di Tornatore, si incastra la trama serrata e rigida di questo film, in una sceneggiatura che il regista ben gestisce, senza lasciare spazi morti ad intralciarla, ma anche priva di quel ragionevole lembo di immaginazione dovuto e lasciato di default anche allo spettatore meno esigente, seppur garantendo un finale “sorprendente”. Le cose che non sono mai come si pensa che siano, verità e finzione, l’amore che travolge un’esistenza regolare e regolata dalla perfezione dell’Arte, dalla ricerca spasmodica con accurato smascheramento dei falsi d’autore, dal conforto della Bellezza, sono le tematiche su cui poggia l’intera storia. Un brivido, un momento di assoluta tensione emotiva pervade lo spettatore in diverse sequenze della pellicola, lasciando un penetrante gusto decadente e un lieve senso claustrofobico bloccante, che ne acuisce gli effetti. Gli attori tutti, e non solo Geoffrey Rush, australiano vincitore di svariati Golden Globes e Premio Oscar, sono notevoli e mai scontati, raggiungono ottime performance anche dove performance non sarebbe necessaria, proprio per bravura assoluta (ho pensato infatti a questo proposito che Donald Sutherland, per esempio, nel suo ruolo quasi marginale, potrebbe idealmente rivestire la figura di un giullare che giudica una rappresentazione teatrale, cioè una figura critica nei modi recitativi per le sue note capacità artistiche, ma anche una ineguagliabile presenza performante, un valore aggiunto adeguato al contesto in cui si muove).

Vienna, città mittel-europea che fa da sfondo a queste vicende, poco trapela dalle inquadrature pur donando alle sequenze la consapevolezza di un’atmosfera d’antan ancora più calzante e pregna. Di erotismo poco si parla qui, le scene brevi mostrate nel trailer sono le uniche a cui appigliarsi per questo, sebbene esista comunque una vena erotica molto più sottile e trasversale, più importante, che pervade la storia fra Claire e Virgil, qualcosa di inafferrabile e morbosamente diverso che cattura e prende per il colletto, (in)trattenendo. Legato da trama e svolgimento filmico alla ricostruzione dell’antico automa, il protagonista accetta tutti i rischi dell’amore diventando così padrone a pieno titolo dell’insolita, misteriosa traccia che il regista vuole proporre; e cosciente che, come dice il suo assistente, “Vivere con una donna è come partecipare ad un’asta. Non sai mai se la tua è l’offerta migliore”.

Questo film, anche se girato in origine in lingua inglese, con attori stranieri, è scritto, diretto, montato e  prodotto da un team tutto italiano. Caldamente consigliato, in particolare a chi predilige i gialli psicologici.

Federica Galetto

 
Share on Myspace
Condividi su Facebook OkNotizie
Editore Primaidea Srl

CSS Valido!

Tortoli Notizie