Tortoweeend libri. 'Kajal. Le vite degli altri e la mia'. Maria Cuffaro racconta l'esperienza della guerra
TortoWeekend
Venerdì 11 Gennaio 2013 15:21

 

mariacuffaroUn segno che incide nella mente esperienze fortissime e ancora vivide: è quello che marchia a fuoco Maria Cuffaro nei suoi occhi truccati di Kajal; un tratto nero, deciso, che unisce lo sguardo al lungo viaggio di cui esso è testimone.


 

Inviata e conduttrice del Tg3, nata da padre siciliano e madre svizzero-indiana, la Cuffaro è stata inviata in diverse zone di guerra e ha realizzato numerosi reportage dall'Asia, dall'Africa e dal Sudamerica.

Una vita in movimento, divisa: così è strutturato il libro 'Kajal. Le vite degli altri e la mia' (ImprimAtur editore). “In fretta si collezionano impressioni, sensazioni, ricordi, nulla rimane troppo a lungo per ferire o per far riflettere. Il giornalismo è la sublimazione della fretta e della superficialità. Il mio mondo”.

E' impossibile vivere la guerra e tornare a vivere una vita normale, perché lo stesso concetto di normalità crolla: i soprusi, le ingiustizie, la lotta entrano a far parte della realtà. La morte è legata più che mai al presente e lo rende velocissimo, un battito, una pulsazione nervosa.

Attraverso il profilo degli occhi la sua vita e quella degli altri: scorci della sua maternità cercano di visualizzare un senso biologico dell'esistenza, contrapposto a un contesto geo-storico in cui si è invisibili come persone, dove contano le azioni per sopravvivere e il bene e il male soccombono sotto il rumore delle bombe. E' qui che i contorni vengono meno e allora diventa essenziale riafferrarli e continuare a tracciare il percorso per riportare alla luce, all'ordine e all'evidenza ciò che è nascosto e confuso: questo il mestiere del giornalista.

Un sentiero percorso attraverso la parola per dare sopravvivenza all'immagine, che non fa sconti al peso dell'esistenza, scoprendo aspetti nudi e crudi del reale, la corruzione, la violenza, il mercato del sesso.

Accanto a tutto questo, emozioni e profili psicologici catturati in poche parole significative, per descrivere l'incredibile forza delle vittime che sopravvivono, lo sguardo degli innocenti e impotenti, la serietà nello sguardo dei bambini che mette a disagio gli adulti. La fierezza di questa parte di umanità dovrebbe far arrossire lo sguardo coperto dal buio del torturatore dei servizi segreti iracheni, i volti della clientela quotidiana della prostituzione, e dovrebbe far impallidire il colore rosso di pareti edificate sulla violenza entro le quali si perde il senso dell'essere uomini. Sono quei sensi che la Cuffaro ha raccolto nel suo libro, ricordando la preziosità della tenerezza che la aspetta a casa tra le braccia di suo figlio.

La morte fa parte della vita, ma la conoscenza è ciò che permette alla vita di evolversi.

 
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