Tortoweekend Nazionale. Silvio e il vizietto del golpe mediatico
TortoWeekend
Venerdì 04 Gennaio 2013 17:33

 

tvberlusconiE’ vero che anche il presidente dimissionario Monti, nella nuova veste di capo di un raggruppamento in lizza per le elezioni, sta forse esagerando nell’affannosa rincorsa mediatica, così poco consona al profilo compassato, defilato e appartato costruito con tanto impegno nella fase precedente. Il problema per lui é sfondare il muro di un circuito elitario al quale lo confina la sua figura accademica e entrare in contatto con le grandi masse anonime che hanno fatto le fortune del suo rivale arcoriano. Ma nessuna confusione può essere fatta con la sovraesposizione radiotelevisiva di quest’ultimo, la quale a ben vedere non è che la rappresentazione parossistica, da laboratorio, del golpe mediatico continuo da lui praticato nei vent’anni della sua supremazia.

A giustificare questa esibizione spropositata sono il lungo digiuno di apparizioni ad personam e il vittimismo dell’uomo costretto a farsi da parte senza ragione. A spiegarla è la convinzione di riuscire a rimediare in extremis alla frana di consenso nel quale il suo partito é precipitato. Ma quello che conta è la sostanza della cosa, e la sostanza consiste nel fatto che il personaggio è oggi, come è sempre stato, incompatibile col normale svolgimento della vita democratica. Non c’e bisogno di molte parole per richiamare questa verità tanto essa è autoevidente. In quanto magnate dei mezzi di comunicazione e per questo dotato di uno strapotere nel campo dell’organizzazione del consenso, egli gode di una rendita di posizione tale da falsare automaticamente qualsiasi consultazione elettorale.

In altri termini, quali che siano gli esiti di tali consultazioni, che ovviamente dipendono anche da altri fattori, noi sappiamo che egli parte comunque avvantaggiato: se vince, vince con un maggior vantaggio, se perde, perde con uno svantaggio minore. Se, come nel momento attuale, il suo partito in disfacimento pare avviato a una sicura disfatta, egli ne argina la portata ed è in grado di tentare una parziale rimonta. Ciò non significa negare che, oltre a detenere il possesso del mezzo, egli ne conosca e ne usi con brutale perizia i segreti comunicativi.

In altre parole, oltre al mezzo, egli possiede anche il messaggio, che oggi come sempre coincide con alte dosi di demagogia antieuropea e antifiscale, con l’agitazione dei peggiori umori plebei, con la narrazione favolistica dei suoi vizi e delle sue vergognose frequentazioni in chiave di salvataggio di improbabili cenerentole, con l’appeal cafone del vecchio riccone che si può permettere la fidanzata di quarantasei anni più giovane. Il tutto ad uso del popolo dei più disperati e ignoranti, non in grado di farvi argine critico. È così difficile capire questa banale verità? Non dovrebbe. Eppure ricordiamo tutti che nel pieno del suo dominio i commentatori sedicenti moderati, equilibrati, equidistanti negavano che così stessero le cose e se qualcuno si azzardava a parlare di “regime” gli davano sulla voce, invitando a non esagerare.

Nell’inerzia e nella debolezza dell’opposizione parlamentare e politica ufficiale, ci vollero i “movimenti” e i “ girotondi” per battere con fermezza su questo tasto. Dalla maggioranza degli opinion makers della grande stampa non venne mai una parola chiara in argomento. Dai signori dei teleschermi non poteva venire, perché erano in gran parte, direttamente o indirettamente, al suo servizio. I pochi che si azzardarono a farlo, come Biagi, Luttazzi e Santoro, furono semplicemente cacciati via. Tutto questo si chiama ferita profonda della democrazia formale, violazione delle regole base di uno stato in cui vigano l’equilibrio e l’indipendenza dei poteri, come vuole la Costituzione della Repubblica italiana.

La situazione oggi non è cambiata. L’unica differenza è che Berlusconi è caduto in disgrazia, quindi gioca i suoi vantaggi relativi a partire da un plafond di consensi più basso. Non è solo questione di tempi di occupazione dello spazio mediatico, ma di posizioni di potere nel sistema comunicativo. Malgrado la parentesi montiana, egli gode ancora della sua posizione dominante. Nelle sue televisioni, continua naturalmente a fare quello che vuole. Nella televisione pubblica, è ancora in grado di imporre la sua presenza perché nei gangli del sistema ci sono ancora i suoi uomini. Le regole che ci sono, sono troppo blande. Le sanzioni per la loro violazione, inefficaci.

Sarà bene che gli elettori se ne ricordino, nella prossima campagna elettorale. E sarà bene che su questo punto le forze in gioco prendano posizioni chiare. Il Pd per la verità una volta tanto lo ha fatto, assicurando per bocca di Bersani che questo sarà il primo punto all’ordine del giorno di un suo eventuale governo. Ora aspettiamo una parola altrettanto precisa dallo stesso Monti e dai vari Casini, Montezemolo, Riccardi, soprattutto da quella parte del mondo cattolico, come alcuni settori di Comunione e Liberazione, che hanno scoperto fuori tempo massimo i mali del berlusconismo, dopo averne fatto troppo a lungo da reggicoda, non diversamente da quanto hanno fatto il Vaticano e la gerarchia cattolica, loro fonte di ispirazione.
fonte il secolo XIX

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Gennaio 2013 17:38
 
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