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Pay-to-Work: attenzione ai lavori truffa
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Domenica 23 Dicembre 2012 15:20

 

truffaIn questo periodo di difficile inserimento lavorativo, sono frequenti gli incontri con truffaldini che si approfittano delle persone disperate.

Una delle situazioni più in voga del momento è il "Pay-to-work", un sistema per così dire "professionale" che implica il pagamento di una quota più o meno sostanziosa per cominciare l'attività.
L'incidenza economica della truffa è di diversi livelli: da poche decine a migliaia di euro, che comportano guadagno immediato per il proponente e - nel peggiore dei casi - un indebitamento del "lavoratore". In Ogliastra si sono già verificati alcuni di questi casi negli ultimi mesi, quindi è meglio stare in guardia.
Ma come si presentano questi signori?
I meno pericolosi - perché sulla rete c'è maggior diffidenza - si incontrano online: i venditori di kit per il fai da te, gli pseudoeditori e gli investitori.
I primi propongono l'acquisto di un kit per attività manuali (dipingere orologi, assemblare gioielli, ecc..), si fanno accreditare poche decine di euro su carte prepagate per poi sparire nel nulla. I secondi chiedono un "contributo" di 3.000, 5.000 euro e anche oltre per pubblicare opere d'ingegno (libri, musica, ecc...) senza nessuna garanzia di successo e senza alcun servizio professionale (correzione di bozze, agenzia, distribuzione nei punti vendita, ecc..). I terzi sono spesso e volentieri stranieri (africani soprattutto) che richiedono un anticipo di qualche centinaio di euro per acquistare valuta estera o lingotti o diamanti... per poi ovviamente scomparire anch'essi.
Le vere e proprie aziende che si affidano anche ad agenzie interinali per reclutare poveri malcapitati, i cosiddetti "polli da spennare", sono le più pericolose.
L'avvicinamento avviene in più appuntamenti: un primo colloquio conoscitivo in cui si propone il lavoro come un'occasione di crescita professionale, in questa fase il sedicente impresario si propone con simpatia e cordialità e getta una piccola esca, la necessità di versare un piccolissimo deposito cauzionale per il materiale da rivendere. Negli appuntamenti successivi, che avvengono nel giro di pochissimi giorni, si vanno a raggruppare tutti i "polli" in un'unica riunione in vero stile Scientology: foto di persone sorridenti e realizzate, applausi, sostanziosi buffet, strette di mano, abbracci, finte testimonianze di "colleghi" realizzati, eccetera...
In questa occasione, creata ad hoc, i malcapitati vengono prima messi a loro agio, poi viene loro donata la polpetta avvelenata: se vuoi lavorare non è più sufficiente un piccolo deposito, occorrono molti più soldi per ampliare l'offerta, per chi non li possiede non c'è problema, viene proposto un contratto con una finanziaria "di fiducia" che provvederà a liquidare.
Successivamente il "pollo" versa la quota o - ancora peggio - sottoscrive il contratto con la finanziaria. A questo punto il gioco è fatto: l'azienda
ha incassato centinaia di migliaia di euro, ha preso le provvigioni dalla finanziaria e lascia il pollo a cuocere nel suo brodo. In alcuni casi
addirittura viene perseguitato con telefonate assillanti, ad ogni ora, in cui il "capoarea" sollecita le vendite in maniera morbosa, portando le persone a veri crolli nervosi in cui sono sempre più in balìa dell'azienda. Tubo Tucker docet.
Ogliastrini, diffidate sempre di chi vi chiede denaro per lavorare! Il lavoro di agenzia non deve MAI comportare depositi in denaro, le aziende serie danno provvigione (contratto ENASARCO) o al massimo un fisso con provvigione, ma non chiedono mai una somma d'inizio attività.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Dicembre 2012 10:24
 
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