In Ogliastra è morta la classe operaia
Editoriale
Scritto da Raimondo Schiavone   
Venerdì 01 Luglio 2011 00:00

casco operaio

Nell’ambito delle variegate discussioni e dei molteplici proclami di questi ultimi anni sulla morte e sulla possibile ricostruzione di un sistema industriale in Ogliastra, nessuno si è mai posto un problema molto importante: una classe sociale sta scom- parendo o meglio è scomparsa. Ai tempi della Cartiera di Arbatax, quella vera, non di Grauso e Seghi, si era costruito in Ogliastra un equilibrio politico-sociale de- terminato dalla presenza di categorie sociali variegate che costituivano un sostrato sociale, un humus fertile, per far crescere una classe politica e sindacale che poi è stata classe dirigente. Quella “classe ope- raia” come veniva chiamata un tempo, che costituiva l’ossatura vitale della società ogliastrina. Una società che continua a basare il proprio sostentamento su una cul- tura agropastorale, ma che aveva trovato il suo equilibrio nella continuità lavorativa di una classe operaia impegnata non solo nello svolgere il proprio lavoro ma nel man- tenere attivo il sistema politico-sociale del territorio. Da quella classe operaia sono partite le più importanti battaglie sulle infrastrutture, sull’autonomia, sullo sviluppo del territorio ogliastrino. La continuità nel lavoro, la sicurezza delle famiglie, l’assemblearismo positivo, l’impegno sociale, era- no tutti elementi positivi che contribuivano a costruire una società ogliastrina variega- ta, ma equilibrata. La scomparsa del polo industriale, per piccola parte compensata dalla presenza dell’Intermare Sarda, che però con il suo strategico approccio “cantieristico” non produce gli stessi effetti, rappresenta un danno sociale enorme per la collettività ogliastrina. La stagionalità del turismo e del- le attività ad esso legate non cre- ano tali effetti positivi, anzi per certi versi, disabituano alla co- stanza nel lavoro, creano sacche di occupati solo in alcuni periodi dell’anno, poi disimpegnati, non favoriscono la costruzione delle famiglie, non agevolano l’unione delle persone, fondamentalmente favoriscono egoismi e apatia sociale. Comincia a mancare in Ogliastra un anello vitale della società che va urgentemente ri- costruito. Politici, imprenditori, sindacalisti devono cominciare a porsi il reale problema di evitare la monocoltura stagionale del turismo e della cantieristica ripensando ad un modello, che può apparire vecchio, ma che aveva come motore sociale la presenza dell’industria. Ricostruire i presupposti per l’esistenza di una classe operaia deve essere la missione di citta- dini impegnati e attenti all’Ogliastra.

 
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