Mentre Arbatax muore, un porto senza strategia ma con molte concessioni con molte concessioni
Editoriale
Mercoledì 05 Dicembre 2012 09:10

SAIPEMLa notizia è quella dell’accoglimento da parte dell’Assessorato degli EE.LL. Finanze e Urbanistica della Regione Sardegna della richiesta di ampliamento di 4560 mq della concessione demaniale marittima della Compagnia Portuale, e su questo non possiamo esimerci da qualche riflessione. Non per il soggetto richiedente né per le finalità, che immaginiamo siano di per se degnissime, ma per il quadro complessivo nel quale si inserisce questa ennesima concessione. Il porto di Arbatax ha un Piano Regolatore ormai superato e in fase di revisione per poter attuare, finalmente, il Master Plan per la nautica, piano dotato da alcuni anni di importanti risorse. Un piano, questo, che tenta di dare una vocazione al nostro porto che armonizzi industria, turismo e tutela dell’ambiente. Quale ente avvierebbe un’attività in un’area che sta rivedendo la sua programmazione? A quali logiche risponderebbe? Forse sarebbe meglio preoccuparsi, prima, dell’utilizzo delle strutture finite e non utilizzate come il centro pesca, la stazione marittima e il nuovo dente di attracco spacciato per la grande porta del turismo crocieristico. O ad eliminare lo sfregio che taglia in due Arbatax separandola dal suo porto, la ferrovia. Oggi, invece, la confusione regna sovrana, con industria, turismo, trasporti e pesca che convivono alla rinfusa, senza un disegno organico che dia un’anima al porto consegnandolo finalmente al centro abitato. L’unico disegno ben visibile è quello di un continuo accaparramento delle aree, con motivazioni spesso balzane, che sta portando il porto a diventare un puzzle di aree chiuse che a tutto sono funzionali tranne che ad un disegno di sviluppo. La Saipem fa la parte del leone e molto abbiamo detto riguardo alla necessità di spostarla per aprire il porto al suo futuro. Ma non basta. Da pochi mesi arrivando ad Arbatax possiamo notare un’altra area che è stata recintata per farne un parcheggio, e ci piacerebbe capire il disegno a cui è risponde. Parliamo del disegno pubblico, ovviamente, quello del privato è evidentissimo. E la strada che conduce verso la spiaggia della capannina è angusta e obbrobriosa, soffocato da altre concessioni che paiono pronte a divorarla. Strada che si proietta verso la rotatoria, un cumulo informe di macerie. Un quadro desolante. Concessioni, dicevamo. Si sa come va in Italia, a fronte di canoni miseri vige praticamente la certezza di inamovibilità. L’UE ha avviato un procedimento di infrazione per sanzionare il meccanismo di rinnovo automatico delle concessioni e il parlamento risponde proponendo una norma che proroga fino al 2045 quelle in vigore, con buona pace delle regole del mercato. Anche da questo si capisce la corsa all’ottenimento delle concessioni, sicura fonte di rendita futura. A spese della collettività. In questi anni ci hanno ammorbato con i convegni sul futuro di Arbatax, del porto o dell’area industriale ma gli atti continuano ad essere finalizzati agli interessi di pochi. Ed Arbatax muore.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Dicembre 2012 14:56
 
Share on Myspace
Condividi su Facebook OkNotizie
Editore Primaidea Srl

CSS Valido!

Tortoli Notizie