Politica in Ogliastra: Medici in prima linea
Editoriale
Scritto da Administrator   
Venerdì 19 Agosto 2011 00:00

medicoNon è raro sentire parlare di casi di malasanità in Ogliastra. Risale all’agosto di due stagioni fa, per esempio, il caso di un uomo di Villanova dimesso dall’ospedale di Lanusei nonostante soffrisse di una grave broncopolmonite. Nella circostanza specifica, la vittima decise di non denunciare i medici responsabili, ma sono frequenti le occasioni nelle quali risulta impossibile stabilire chi siano i colpevoli a causa di una palpabile tendenza dei rappresentanti del settore a coprirsi vicendevolmente. Quello dei medici appare come un sistema impermeabile alle intrusioni esterne, molto attento a tutelare se stesso e talvolta distratto quando deve occuparsi del malato. Verrebbe immediatamente voglia di mettere in mezzo la politica, unico baluardo che può in qualche modo difendere il cittadino, se non altro perché è dalla politica che  la sanità dipende. Infatti la sanità è la voce più importante del bilancio regionale. I vertici sono di nomina politica, gli stessi primari sono nominati con metodi di cooptazione politica, per cui ci sembrerebbe naturale cercare proprio nella politica un difensore per i cittadini Tuttavia esiste un ma. Guardiamo a ciò che accade intorno a noi, i massimi livelli dell’impegno politico provinciale - questo accade anche da altre parti, naturalmente – provengono in larghissima parte dal mondo della sanità. È medico il Presidente della provincia, come lo era il suo avversario principale alle scorse elezioni, lo è il sindaco di Tortolì, quello di Loceri, come lo era il suo predecessore, quello di Jerzu, che è anche consigliere provinciale e capogruppo del PD, per finire con quello di Osini, medico pure lui. Una delegazione impressionante, tale da farci riflettere sulla contiguità tra politica e sanità. Ci sarebbe anche un’altra anomalia da segnalare. Quella dei medici in politica è l’unica categoria di lavoratori dipendenti avvezza a non andare mai in congedo per impegni amministrativi. Attaccamento alla propria missione? Potrebbe essere, ma è lecito porsi qualche dubbio. Verrebbe da pensare che questi professionisti non vogliano rinunciare allo stipendio. E soprattutto al quotidiano rapporto con i propri pazienti-elettori. Questi dubbi aprono una seria e profonda riflessione sull’opportunità che la cittadinanza venga amministrata nei ritagli di tempo, o peggio ancora curata in modo approssimativo. Una discussione che deve essere affrontata, nell’interesse di tutti.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Agosto 2011 11:46
 
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