Provincia Ogliastra, cronaca di una morte annunciata
Editoriale
Venerdì 16 Novembre 2012 09:19

 

 

PROVINCE2Anche in Sardegna sembra si voglia finalmente portare a soluzione la vicenda delle province. Circa un anno fa, in attuazione del referendum che chiese a larga maggioranza la loro abolizione, la regione stabilì il termine del mese di ottobre per adottare una legge di riordino e decretò la fine delle attuali province al 28 febbraio 2013. Dopo le prime titubanze che hanno portato la regione a sforare il termine stabilito, e dopo una prima ipotesi che prevedeva il ritorno alle vecchie quattro province con organismi elettivi, sembra tornata in auge l’ipotesi di organismi di secondo livello, cioè eletti dai sindaci come inizialmente stabilito per le province delle regioni a statuto ordinario. Le polemiche a Cagliari infuriano, ma la cosa certa è che la provincia Ogliastra si avvia mestamente alla fine della sua giovane vita.

Nata sulla spinta di una fortissima volontà popolare che vide il movimento dei sindaci locali esercitare una forte pressione verso la regione e attesa come la panacea di tutti i mali endemici del nostro povero territorio, oggi ben pochi si stracciano le vesti per questa perdita. Tranne gli amministratori provinciali, ovviamente. Le malelingue pensano che siano gli unici ad averci guadagnato qualcosa dal nuovo ente, ma oggettivamente sarebbe davvero troppo aspettarsi dal tacchino l’anticipazione del natale.

Sempre oggettivamente bisogna però dire che da troppo tempo la provincia è letteralmente scomparsa dal dibattito politico territoriale. Emarginata dall’azione della regione e ignorata dai sindaci ha fatto ben poco per giustificare la sua esistenza. Degno di nota il tentativo di razionalizzare l’uso degli edifici scolastici per alleviare l’ente da pesanti affitti di locali privati, ma sembra che tutto sia caduto nel dimenticatoio. Il fatto di essere ormai prossima alla scadenza non gli conferisce probabilmente la forza necessaria per vincere gli interessi che ruotano intorno a questo tema, ricordiamo che si parla di circa 500 mila euro all’anno.

Desta invece più di una perplessità la decisione di questi giorni di avviare un progetto di sviluppo per l’uso delle terre civiche che comporta un impegno di 250 mila euro per reclutare gli esperti necessari. Ci chiediamo di cosa si siano occupate le teste d’uovo che per alcuni anni, e con costi superiori a un milione di euro, hanno dibattuto sul tema delle terre civiche in un progetto finanziato dalla regione. Luminari sardi e non solo, esperti di ogni materia, da quelle giuridiche a quelle più tecniche hanno fatto indagini sul campo, studi, convegni, libri, ma non hanno partorito la miseria di un progetto. Questa è la perfetta metafora del fallimento di un ente. La chiave di lettura della cronaca di una morte annunciata.

 
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