Ancora sugli sprechi delle pubbliche amministrazioni...
Editoriale
Lunedì 05 Novembre 2012 07:36

 

sprechi pubblammContinuiamo oggi con la denuncia degli sprechi delle amministrazioni pubbliche e lo facciamo perché crediamo che, insieme alla riduzioni dei costi della politica e alla lotta all’evasione fiscale, sia uno dei temi centrali se si vuole risanare davvero la nostra economia. Temi centrali non solo per i risparmi che ne potrebbero derivare, ben superiori a quelli che ci vogliono far credere, ma anche perché tutti accetteremmo più volentieri i sacrifici che ci vengono chiesti – o meglio, imposti – da ormai troppo tempo, se i politici dimostrassero finalmente di fare la loro parte.

Partiamo dal Consorzio di Bonifica ogliastrino del quale francamente, nonostante lo sforzo, ci sfugge l’utilità. Commissariato da tempo immemorabile per una guerra fra i soci che ha impedito l’elezione degli organismi della deputazione, da oltre 10 anni è una semplice casella di sottogoverno dell’assessorato regionale all’agricoltura che ha visto avvicendarsi una serie di commissari, alcuni davvero di profilo improbabile, che hanno avuto come unico obiettivo quello di intascare l’indennità e gestire le poche clientele, assunzioni e piccoli appalti, che i risicati fondi gli consentono. I finanziamenti più consistenti per la sistemazione idrogeologica dei fiumi più importanti che ricadono nella sua competenza, Foddeddu, Pelau e Quirra, vengono infatti gestiti dalla provincia o dai comuni, la rete irrigua non viene incrementata da troppo tempo e anche la sua manutenzione è ridotta ai minimi termini. Ha però in dotazione un importante patrimonio immobiliare, la sede a Tortolì e diversi immobili sparsi nel territorio dei quali non conosciamo l’uso né l’utilità e tante buste paga. Sulla gestione, poi, delle acque irrigue è meglio calare un pietoso velo, e per l’efficienza della rete e per il sistema di tariffazione, vero inno allo spreco.

Ma pensiamo anche alle cantoniere dell’Anas, della provincia e delle ferrovie. Quasi tutte inutilizzate, abbandonate e, nonostante le richieste di altri enti o di privati, non concesse con motivazioni risibili mentre altri immobili vengono costruiti con maggiori costi e consumo del territorio.

Da opere esistenti passiamo ora ad un’opera di cui si avvia la costruzione. Parliamo del galoppatoio di Bari Sardo che verrà costruito nell’altipiano di Teccu. L’ippodromo di Cagliari ha pressoché chiuso i battenti, quello di Chilivani è ormai ai minimi termini e a Bari Sardo si vogliono spendere un milione di euro per un’opera che, se va bene, verrà utilizzato una sola volta all’anno, come accade in tutti i galoppatoi ogliastrini. In compenso si comprometterà per sempre un’area di grande importanza archeologica, geologica e ambientale. Perché? Perché c’è un finanziamento che altrimenti verrebbe perso. Una delle scuse più stupide e devastanti che i nostri amministratori sussurrano da sempre per giustificare i troppi investimenti inutili.

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Novembre 2012 08:19
 
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