IL demone del gioco
Editoriale
Martedì 28 Agosto 2012 11:29

videopoker1Non possiamo far finta di nulla, la terza industria italiana per fatturato, oltre 120 miliardi di Euro ufficiali oltre a quelli illegali, ha messo stabilmente piede anche a Tortolì, ma è un'industria che insieme ai posti di lavoro elargisce disperazione e povertà. L'inquinamento è diffuso, se ne possono percepire gli effetti entrando in un bar a qualunque ora del giorno fino alla tarda sera. È nell'aria anche se non è di tipo chimico, agisce in profondità, inquina i cervelli, fa perdere il lume della ragione, fa dilapidare patrimoni ma toglie anche il pane dalla bocca alle famiglie.

È il demone del gioco. Video poker, gratta e vinci, lotto, super enalotto e ora anche l'azzardo on line che dispensando dall'esposizione pubblica in un bar o tabacchino toglie anche l'ultimo freno alla spinta sempre più forte al gioco, al rischio, all'azzardo.

È penoso, a volte, entrare in uno di questi locali dove facce che poco hanno da invidiare a quelle dei tossici di altri tempi e di altri luoghi si avviano veloci, in preda all'astinenza, verso le macchinette o ad acquistare mazzi di gratta e vinci la cui offerta fa invidia ad un bancone di supermercato. Se provassimo a seguirne uno lo vedremmo vagare da un locale all'altro in una penosa via crucis, per non dare troppo nell'occhio ma così attirando ancor più l'attenzione e comunque incapaci di reagire al baratro che si apre sotto i loro piedi che spesso coinvolge intere famiglie.

In questi giorni sembra che il governo voglia prendere provvedimenti vietando per esempio le sale gioco in prossimità di scuole e chiese, ma il tutto sa tanto di tentativo maldestro di lavaggio della coscienza visto che lo stato incassa oltre 30 miliardi di Euro dai giochi anche se il vero affare lo fanno i privati, i gestori, i produttori e noleggiatori di macchinette, e le varie società che gestiscono lotto, superenalotto, scommesse e così via, società che spesso sono riconducibili ai soliti noti dell'imprenditoria italiana o alla criminalità organizzata.

E le file presso i servizi sociali dei comuni si allungano. Comuni lasciati soli, senza strumenti ne risorse, a gestire disperazione e povertà, le macerie che si lascia alle spalle il demone del gioco. 

 
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