Tutta mia la città
Editoriale
Scritto da Valerio Porcu   
Giovedì 04 Agosto 2011 00:00

Diciamoci la verità: quante volte abbiamo pensato al ritornello del successo musicale della Equipe 84 nel passeggiare lungo il Corso Umberto o nel sorseggiare un caffè in Piazzetta Roma o nel percorrere in bicicletta le vie del centro o quelle per il mare, o il viale Arbatax? Quante volte il ritornello è rimasto soffocato in gola? Certamente tante, soprattutto quando a piedi o in bicicletta facciamo gli equilibristi per sopravvivere al passaggio delle automobili lungo il viale Arbatax o quando, magari spingendo un passeggino, tentiamo di raggiungere a piedi una piazza, un parco giochi, una spiaggia, un negozio o un ufficio. Sono ormai evidenti a tutti le difficoltà che incontrano i tortoliesi nel vivere senza automobili la loro città. Dagli anni ’70 Tortolì ha conosciuto un notevole sviluppo urbano che ha determinato nuovi quartieri e viabilità, con inevitabili ripercussioni sulla qualità urbana, che è diventata a sua volta un importante problema. Partiamo dal concetto che la qualità urbana è il modo in cui abitiamo la nostra città, il modo in cui ricerchiamo in essa la stessa sensazione di sicurezza e benessere con cui abitiamo la nostra casa. Il tema è da anni dibattuto e studiato da architetti, urbanisti, sociologi e antropologi di tutto il pianeta, ma quasi mai, nel nostro piccolo mondo, dagli amministratori pubblici. Eppure basterebbe guardare nel proprio vissuto, nelle memorie dei giochi d’infanzia fatti per strada, fuori dalle mura domestiche, ma dentro quella grande casa sicura che era il quartiere, per rendersi conto che oggi le automobili rendono inospitale anche Tortolì, ne compromettono la fruibilità, l’aspetto ambientale e i rapporti sociali.

Ci vorrebbe più amore per la nostra città. Il camminare è un modo di esprimere questo amore, per i rapporti sociali che sa rigenerare, per il senso di appartenenza che si crea nello riscoprire i luoghi della nostracittàandandoapiedioinbicicletta. Tutti, ciascuno nei propri ambiti di competenza e sensibilità, dovremmo agire per rendere Tortolì e Arbatax più vivibili e sicure, così da invogliare nuovamente l’uso della bicicletta o l’andare a piedi per raggiungere le mete più vicine.

Ora che la corsa alle nuove costruzioni e lottizzazioni lascia in secondo piano una vera fruibilità pedonale e ciclabile dei nuovi lembi di città, lo sforzo può e deve essere teso a ricercare uno sviluppo urbano sostenibile. E’ necessario quindi rendere Tortolì più amica del pedone e del “biciclettaro”, quindi più abitabile. I piccoli tratti di pista ciclabile che a Tortolì e Arbatax appaiono qua e là come nuove urbanizzazioni, non hanno nessuna utilità se nonf anno parte di una vera retedi percorsi pedonali e ciclabili, con un sistema integrato di punti di partenza e di arrivo diffusi nel territorio. Sarebbe certamente tornatoutileallacausaunveroedignitoso percorso ciclabile che collegasse senza soluzione di continuità Piazza Rinascita a Piazza Portu Frailis, sfruttando una viabilità secondaria e tratti esistenti di piste. Invece si è semplicemente fatto finta di realizzarla, con una improbabile linea rossa lungo la quale, anziché le biciclette, corrono soltanto i sogni di una città ciclabile.....interrotti da qualche macchina in sosta

Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Agosto 2011 11:29
 
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