Ruspe in azione a Tortolì
Editoriale
Scritto da Administrator   
Venerdì 06 Aprile 2012 00:00

 

ruspeinazioneSono almeno vent'anni che lo spauracchio delle ruspe agita i sonni dei tortoliesi che hanno commesso abusi edilizi, ma finora, come il Mommoti dei bambini, lo spauracchio era rimasto tale. Se ne parlava quasi per scaramanzia convinti che comunque questo momento non sarebbe mai arrivato, per scacciarne il fantasma. Invece il novello Mommoti, nei panni del Procuratore Fiordalisi, ha fatto irruzione a Tortolì trasformando in incubi i sogni della famiglia che in quella casa abita.

Il “fortunato” che passerà alla storia come il primo ad aver subito l'onta è un macellaio molto noto in città e la sua casa è situata a Is Murdegos, una zona dove gli abusi non sono davvero pochi, ma certo di lignaggio non paragonabile a quelli del litorale di Orrì. La demolizione, quasi a voler solo tastare il polso, si è limitata inizialmente ai muretti di recinzione, ma l'impressione è che il Procuratore voglia andare fino in fondo. In questi anni a Lanusei ha rimpinguato il suo curriculum con due inchieste eclatanti, la prima sull'inquinamento da sostanze radioattive nel Poligono di Quirra e la seconda questa, sugli abusi edilizi, che per la verità pareva orientata soprattutto sulle aree litoranee di Orrì e di Sarrala, a Tertenia. Se dobbiamo immaginare come si svilupperà la vicenda possiamo farci un'idea guardando la chiusura dell'inchiesta di Quirra, con una ventina fra generali, professori e un sindaco per i quali ha chiesto l'incriminazione. Non facciamo quindi fatica ad immaginare che le ruspe andranno fino in fondo ed in breve le troveremo in marcia verso Orrì.

La politica poco ha potuto fare per fermare le ruspe, come nulla ha fatto per impedire l'abusivismo, di cui anzi ha quasi sempre incoraggiato implicitamente la sua proliferazione con il varo di numerosi provvedimenti legislativi di condono, mascherandone continuamente le esigenze dipinte troppo spesso con la veste della “necessità”. Sappiamo tutti bene, invece, che la parte preponderante è figlia della speculazione più bieca che ha goduto spesso di nobili coperture di chi aveva responsabilità di controllo. Ma la politica nulla ha potuto, però, contro le sue stesse leggi di tutela del paesaggio che impediscono la regolarizzazione di ampie categorie di abusi e si è dovuta limitare a rinviarne sine die i provvedimenti estremi.

Ma se fino ad ora l'abusivismo è stato una delle numerose piaghe legate a doppio filo al malfunzionamento della giustizia la cui incapacità cronica di arrivare ad una sentenza in tempi ragionevoli ha consentito agli speculatori di contare sull'impunità, la presenza di un procuratore che ha deciso di andare fino in fondo ha sconvolto il canovaccio costringendo tutti a riconsiderare il fenomeno. Ci auguriamo tutti che la giustizia sia finalmente forte anche con i forti, finalmente giusta.

 
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