Manovra. Servono buoni politici
Editoriale
Scritto da Michela Agioni   
Venerdì 22 Luglio 2011 00:00

Giulio Tremonti

Il PD annuncia mobilitazioni contro una manovra iniqua che colpisce i più deboli astenendosi sull’ abolizione delle province e l’agonizzante PDL, inerme di fronte al rischio di demolizione del federalismo, si frattura al cospetto di misure che rendono quasi impossibile per gli enti locali la stessa somministrazione di essenziali livelli di welfare. Il deficit spending keynesiano, non è funzionale al nostro millennio caratterizzato da crisi strutturali e non cicliche. L’UE impone immediati rientri dei debiti con grande attenzione alle amministrazioni locali. I conti si equilibrano con le imposte o i minori trasferimenti, ma soprattutto liberando il campo da lacci e zavorre che inibiscono la produttività.
Riforme che stimolino l’innovazione, attraverso riqualificazione della spesa pubblica in favore di ricerca e formazione, possono abbattere gli ostacoli alla competitività del sistema produttivo Italia e incrementare il prodotto interno.
In un’ottica di spending review è necessario recuperare risorse da destinare a investimenti produttivi. Il rapporto debito/PIL non è una cura per uscire dalla recessione e non avrà mai carattere stabile se non si eliminano le inefficienze che strozzano l’economia che in uno stato di salute cagionevole traina il pesante fardello del sistema politico e amministrativo italiano.
Gli ingenti oneri burocratici paralizzano il tessuto economico privato e i fattori produttivi pubblici scontano rendimenti decrescenti. 
L’assenza di meccanismi di mercato e la non rivalità e non escludibilità nel consumo dei beni pubblici espone il settore ad abusi e sperperi inammissibili considerata la fonte dei mezzi dispersi.
Per ottimizzare l’allocazione dei fattori pubblici, il legislatore è intervenuto con piani di performance e indicatori, ma gli ambiziosi obiettivi regrediscono a meri adempimenti contabili senza riorganizzazione dei processi e adeguati controlli interni.
Le decisioni politiche devono ispirarsi a best practices di business process reingeneering o internal auditing mutuati da realtà efficienti e dinamiche.
Le finanze scarseggiano e l’amministratore qualificato deve trovare nuove soluzioni allocatrici. Un demiurgo che operando con intelligenza ordinatrice conferisce nuova immagine e sostanza alla cosa pubblica.
Non basta una legge o l’acquisto del pacchetto ri-organizzativo dal consulente se la scelta del manager interno non verte su soggetti con capacità e grinta per attuare soluzioni innovative nella gestione.
Tutti nell’ente contribuiscono alla crescita, ma servono guide dotate di competenza e carisma in questo delicato momento per oltrepassare il guado.
I politici, negli enti locali più che altrove, e oggi più di ieri, devono circondarsi di attori validi che introducano nel sistema principi originali e rinforzino il processo di cambiamento alimentando il substrato culturale e mentale su cui andranno ad agire le moderne metodologie.
Il rinnovamento deve essere sostenuto da un’ efficiente organizzazione interna e un’ adeguata ripartizione e rispetto dei ruoli altrimenti sarà vano lo sforzo anche economico di reingegnerizzazione di amministrazioni pletoriche e inefficienti.
La riuscita delle politiche pubbliche dipende strategicamente dalla scelta del personale apicale, che, scevra di ogni implicazione clientelare o esclusivamente politica, valorizzi individui dotati di creatività che attraverso apporti innovativi realizzino l’equazione meno risorse=più qualità e quantità per poter con esigui mezzi fornire un welfare di qualità.
Una buona riforma non rende il sistema vincente, come la moto di Valentino Rossi non fa vincere il moto GP, ma ciò che conta sono i protagonisti politici o amministrativi ai quali affidiamo il futuro.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Agosto 2011 16:34
 
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