L'agricoltura, un altro aspetto della nostra economia
Editoriale
Scritto da Administrator   
Venerdì 27 Gennaio 2012 00:00

 

arancetiLa nostra cittadina viene da tutti ritenuta la locomotiva dell'economia dell'Ogliastra. Lo sviluppo del settore turistico, la vocazione commerciale e il sia pure oggi balbettante sistema industriale ne hanno decretato tale ruolo ma  hanno messo in secondo piano uno dei settori dell'economia che ha caratterizzato la nostra storia, e cioè l'agricoltura.
Ne parlavamo la scorsa settimana con riferimento alla coltivazione degli agrumi che una eccessiva industrializzazione del settore, sia produttivo che commerciale, hanno relegato a posizione di irrilevanza economica soprattutto dopo la chiusura della centrale ortofrutticola. La capacità produttiva e la vocazione agricola del territorio non sono mai state messe in discussione, ma l'occupazione del settore commerciale da parte dei grandi gruppi, come del resto è successo in tutto il mondo occidentale e non solo, tende a far passare in secondo piano la qualità scavalcata in questo dall'organizzazione e dalla distribuzione col risultato che il nostro prodotto, sempre più scarso in termini quantitativi, non trova collocazione sul mercato.
Eppure in questo periodo di forte crisi frutto del dominio della finanza, in molti pensano che una delle vie di uscita sia legata in primo luogo la riscoperta del lavoro per la produzione di beni, che deve quindi riprendere il ruolo che gli compete, e che la qualità del prodotto possa e debba diventare nuovamente discriminante nella scelta da parte del consumatore. Questo non può però accadere per volontà divina, ma si deve passare per una vera e propria rivoluzione del mercato in cui la domanda riprenda il suo ruolo di indirizzo della produzione invece di essere fagocitata dall'offerta.
Per far questo è necessario che il consumatore riprenda a scegliere, e tale scelta non può non avere una componente di stimolo dell'economia locale. È ovvio che scegliere prodotti locali, a partire dal settore agricolo vero e proprio, all'allevamento per finire alla pesca, dove possiamo vantare produzioni di eccellente qualità, non vuol dire spingere all'autarchia - l'autosufficienza produttiva è uno dei sogni naufragati dell'economia socialista - ma significa orientarsi verso una scelta in cui tutte le componenti vengano valutate e non solo il prezzo. Pensiamo per esempio, oltre alla qualità del prodotto per la quale non temiamo il confronto, allo di stimolo alla crescita dell'economia locale. Oppure a scelte ecologiche non solo per il venir meno della necessità  di utilizzare conservanti, ma anche perchè “a km zero” e quindi senza immissioni di CO2 in atmosfera per il trasporto dei prodotti.
Ovviamente la modifica del comportamento dei consumatori deve essere tale da coinvolgere tutto il territorio ogliastrino, operando quindi sinergie che, attivando un ciclo virtuoso, non potranno che far bene a tutta l'economia. Con questo non vogliamo criminalizzare la grande distribuzione, che oggi si limita a rispondere alla domanda di prodotti a prezzo sempre minore, ma sollecitare il consumatore affinché sia di stimolo alla modifica delle loro strategie commerciali e insieme diventino attori di un auspicabile rilancio economico.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Gennaio 2012 11:41
 
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