Solidarietà e Ici
Editoriale
Scritto da Administrator   
Venerdì 30 Dicembre 2011 00:00

 

ici-chiesaLa foto che l'ultimo numero di Tortohelie riporta in prima pagina, un capannone con un tetto semisfondato in cemento-amianto, alcuni materassi come improvvisati giacigli e rifiuti sparsi dappertutto, è un pugno nello stomaco di tutti noi e della nostra coscienza di comunità civile. Quel capannone non è nascosto nella zona industriale o periferica di Tortolì, ma campeggia in bella mostra in via Monsignor Virgilio mentre ci si avvia verso Arbatax, circondato da aiuole, edifici pubblici importanti come la ex pretura e il poliambulatorio. Come potevamo non vederlo? Come era possibile ignorare quel che accadeva al suo interno? L'edificio, ci dicono, è di proprietà della Curia Vescovile che possiede tutte le aree intorno compresa la chiesa, il centro di formazione professionale e la lottizzazione ormai in fase avanzata.

Di questi tempi, senza voler essere troppo provocatori, una domanda sorge spontanea: l'ICI viene pagata? O quel capannone e gli edifici intorno vanno considerati adibiti ad opere di carità o luoghi di culto? La polemica è scoppiata in modo virulento, e ancora non si è placata, in occasione del Decreto del governo Monti che, reintroducendo l'ICI sulla prima casa, non è stato capace però di incidere sulle larghe fasce di elusione ed evasione che vedono la chiesa cattolica come protagonista insieme alle associazioni laiche, culturali e sociali. La postilla della Legge che stabilisce che gli immobili sono soggetti al pagamento dell’Ici solo se hanno esclusivamente un utilizzo di natura commerciale, si è rivelata un autentica falla che ha consentito comportamenti a dir poco disdicevoli come varie inchieste hanno dimostrato.

Anche per questo il Cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale, si è molto prodigato con autorevoli interventi, prediche, interviste, un vero e proprio spiegamento mediatico, a difesa della chiesa cattoliche e delle sue attività e della sua sostanziale correttezza verso il fisco. Noi siamo certi che le autorità ecclesistiche locali non hanno approfittato delle falle della norma e che tutto sia perfettamente in regola sia nella forma che nella sostanza, ma la situazione di profondo disagio sociale che attraversa la nostra comunità anche a causa della crisi economica deve costringere tutti a sollevare la soglia di attenzione.

È infatti certamente imbarazzante per la comunità di Tortolì che una situazione di degrado quale quella documentata fosse presente in città, ma ancora di più deve esserlo per la chiesa stessa, che pure come sappiamo si prodiga da sempre nelle attività di sostegno ai bisognosi, che scopre di averla in casa senza accorgersene.

Siamo certi che la Curia, e il Vescovo in prima persona, agiranno al più presto per rimuovere la situazione di pericolo che ancora è presente nell'edificio e i poveracci che l'hanno utilizzata come dimora verranno individuati e riportati ad una condizione di vita decorosa.

È vero che la crisi morde per tutti ma una condizione dignitosa rappresenta il minimo che una comunità deve essere in grado di garantire, soprattutto a chi soffre e da parte di chi lo professa nel proprio oggetto sociale.

 
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