Equitalia ammazza l'Ogliastra
Editoriale
Mercoledì 30 Novembre 2011 00:00

manifesto-equitalia 

Le polemiche attorno a Equitalia aumentano ogni giorno di più, soprattutto in Sardegna. Nell'isola sono quasi 70 mila le imprese indebitate con l'ente, per un totale di quattro milardi e duecento milioni di debiti. Anche l'Ogliastra è stata travolta dal fenomeno. Ma quante sono le aziende ogliastrine indebitate con Equitalia? I seguenti numeri si riferiscono alle province di Nuoro e Ogliastra, e sono molto pesanti: si parla di quasi novemila aziende indebitate, per la precisione 8840, su 28 mila imprese attive nelle due province. Il debito totale è di più di 417 milioni di euro, ovvero una media di più di 47 mila euro per azienda. Cifre impressionanti e, secondo la Confesercenti di Nuoro-Ogliastra “impossibili da saldare”. In questo periodo di crisi le aziende non riescono a pagare debiti di tale entità. La priorità è la sopravvivenza, e sono molti coloro che arrancano a fatica. Come si può far fronte a quella che è diventata una vera e propria emergenza sociale? “L'unica soluzione è il condono. – dice Gian Battista Piana, direttore della Confesercenti delle province di Nuoro-Ogliastra – Ovviamente, un condono che non vada a scontare il capitale dovuto, ma che riduca drasticamente gli interessi, che ad oggi possono essere addirittura del 300%. Gli interessi vanno comunque pagati, ma con percentuali molto più basse, per esempio del 20 o 30%.” Il sistema sta portando al collasso il sistema economico ogliastrino e quello dell'intera Sardegna, e sta suscitando reazioni indignate contro Equitalia. Tuttavia l'azienda ha solo una parte di responsabilità. “Il problema non è tanto Equitalia come ente – spiega Piana – ma è il sistema legislativo che permette questo stato di cose. Equitalia applica le norme, mentre la responsabilità è soprattutto politica. Spesso vediamo politici che si scagliano pubblicamente contro Equitalia, che invece dovrebbero pensare ad agire concretamente per cambiare la legislazione e le norme vigenti.” Insomma, solo la politica potrebbe cambiare le cose, intervenendo per esempio, come suggerito in un comunicato della Confesercenti, rendendo meno rigidi i meccanismi di riscossione, diminuendo gli oneri eccessivi degli interessi e delle more, o anche attenuando le sanzioni.

Nell'isola proliferano i movimenti e le proteste contro Equitalia e contro il sistema che rende possibile quello che alcuni considerano un vero e proprio strozzinaggio legalizzato. E' recente il caso del gruppo di donne dell'IRS che hanno sostenuto uno sciopero della fame davanti al palazzo della Regione, recentemente conclusosi dopo quindici giorni. La loro proposta? Ottenere l'attuazione dell'articolo 51 dello statuto sardo, dove si legge che la giunta regionale può chiedere la sospensione delle leggi o dei provvedimenti in materia finanziaria o economica che risultino dannosi per la Sardegna. Un'altra protesta che ha avuto un grosso seguito è quella del gruppo Unidos, che sta raccogliendo firme per la presentazione di una proposta di legge popolare. Per la sua discussione, ed eventuale approvazione, servono 50.000 firme, che si stanno raccogliendo anche a Tortolì. In Ogliastra il gruppo ha già raccolto 2000 firme. Anche ProgRes si sta dando da fare, la loro ricetta prevede l'applicazione dell'articolo 9 dello statuto sardo. Insomma, metodi diversi per un obbiettivo comune. In tutto questo, un amaro pensiero va alle grandi aziende o ai “finti poveri” in realtà abbienti che, invece di pagare quanto dovuto, evadono cifre imponenti. Si meritano un posto in prima fila fra i responsabili.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Novembre 2011 12:12
 
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